Un pò di me

Un pò di me

Sta per iniziare questa mia avventura inglese e adesso che il tempo della partenza si avvicina iniziano le paure e i ripensamenti. Sempre più spesso mi chiedo perché vado? sto lasciando un lavoro interessante al Ministero dell'Ambiente, faccio bene? e il vivaio? lo chiudo o lo metto in stand by? e le mie piante?  

Molto probabilmente a queste domande potrò dare una risposta solo alla fine del periodo trascorso in Inghilterra ma se mi interrogo profondamente posso sicuramente dire che tutto è partito dal mio amore per il giardino. Giardino inteso come luogo in cui regna l'armonia e la pace; luogo in cui possiamo entrare in contatto con la parte più profonda e vera di noi stessi. E a questo amore, a questa passione voglio e devo dare una risposta.

Il mio è stato un lungo e intenso percorso: sono partito a 40 anni senza sapere nulla di arte, arte dei giardini e giardinaggio (ho una laurea in Biologia!) ma sentivo un'attrazione non ben definita, una stella polare che mi indicava una direzione e una meta di cui intuivo l'esistenza ma che non conoscevo ancora.

Ho iniziato a seguire molti corsi sul giardino e alcuni li ricordo belli e interessanti ma tra tutti è stato il Master a Viterbo per Curatore di parchi e giardini che mi ha rivelato e fatto capire che il giardino è molto di più di piante e arredi uniti insieme per riempire uno spazio esterno. Ricordo ancora le lunghe discussioni fatte con la mia collega Cecilia nelle quali ci interrogavamo su cosa fosse per noi il giardino, cercando di analizzare le nostre emozioni. Non dimentico lo stupore, la pace e l'armonia interna che provai quando per la prima volta vidi una piccola bordura mista nel giardino del castello di Trauttmansdorff a Merano. Non sapevo assolutamente nulla delle erbacee perenni e delle bordure miste ma capii che era quello che stavo cercando. Finito lo stage tornai a Roma ma ripartii subito per Merano per andare a vedere quell' angolo del parco con la piccola bordura di erbacee perenni per verificare se provavo nuovamente le stesse emozioni. Anche quella volta mi avvolse un senso di completezza e di armonia e percepii chiaramente che di fronte a quella bordura una parte di me entrava in uno stato di gioia e serenità. Rimasi tutto il giorno nel giardino del castello di Trauttmansdorff passando dalla bordura ad altre zone con altre disposizioni di piante, cercando di capire in modo razionale le mie emozioni: erano gli accostamenti di colori e di forme a determinare i miei sentimenti o c'era qualcos'altro? Forse la frase di San Giovanni della Croce: “[Il giardino] è un posto al di fuori della terra; è un posto che fa accedere al paradiso, ma che può essere già paradiso” è quella che meglio descrive i miei sentimenti di allora e di oggi.